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eventi, storie · 14/07/2017

Pastiglie Leone: nella fabbrica delle meraviglie

gelato disegnato con pastiglie leone

Una panacea per tutti i mali

Le pastiglie Leone (chi non le conoscesse visiti il loro sito, subito!) hanno centosessant’anni. Sarebbe a dire che hanno iniziato a esistere 42 anni prima della fondazione della Fiat, e quattro anni prima dell’unità d’Italia. Il fatto che si chiamino “pastiglie” la dice lunga sulla loro storia. A me viene in mente un mondo in cui i barbieri suonavano il violino, i parroci del paese tenevano l’anagrafe e i farmacisti, un po’ stregoni, un po’ erboristi, aggiungevano aromi e estratti naturali ad un miscuglio farinoso di zucchero, che chiamavano, appunto, pastiglia.

Facendo un salto in avanti, non poi così grande, mi viene in mente nonna Maria. Lei teneva sempre due cose nella borsa: una quantità innumerevole di sacchetti della spesa, accuratamente piegati a forma di triangolo, e delle caramelle (che spesso erano proprio pastiglie Leone).

“Ho un po’ di mal di gola” “aspetta che ti dò una pastiglia”, “Mamma mia, che mangiata!” “mangia una pastiglia che digerisci” ,”Che stanchezza!” “prendi una pastiglia che ti dà energia”.

Le piccole caramelle farinose marca Leone (a proposito, quanti torinesi tra voi si ricordano l’espressione “marca Leone” per dire “di qualità?”) per lei non erano un vizio o un dessert, ma un’irrinunciabile panacea contro pressione bassa, mal di gola, tosse, cattiva digestione, debolezza e molto altro. In casi estremi, quando la scorta era finita, mi somministrava direttamente un cucchiaino di zucchero con una spruzzata di limone, che a suo dire aveva un effetto del tutto paragonabile a quello delle suddette caramelle.

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Le “lacrime d’amore” sono caramelle delicatissime che all’interno hanno una gocciolina liquida di rosolio. Sono delicatissime e solo una persona all’interno dell’azienda conosce il gesto accurato per impacchettarle senza romperle.

Pastiglie Leone è donna

Nonna Maria, negli anni ’30, era una giovane donna intraprendente. La mattina lavorava come impiegata alla Caffarel (Torino, città dolcissima!) e la sera metteva di nascosto il rossetto, sulle scale, e correva a ballare il valzer con quello che sarebbe diventato l’uomo della sua vita.

Negli stessi anni una giovane imprenditrice, Giselda Balla Monero, decideva che la rivendita di dolciumi “Vittoria”, che aveva fondato insieme al fratello, non le bastava più, e rilevava la confetteria Leone. Potete ascoltare un commovente audio-racconto di questa parte della storia su Soundcloud.

Giselda Balla e Innocenzo Monero
Giselda Balla Monero, detta “la leonessa”, era una donna magra e distinta. Sembra che sull’atto di acquisto dell’azienda Leone, vicino alla firma, ci sia il segno di una sua lacrima di commozione.

Figlia di una donna che, altrettanto coraggiosamente, si era avventurata da sola nell’imprenditoria tessile, Giselda era soprannominata dai suoi dipendenti, non a caso, “la leonessa”.

Negli anni in cui mia nonna lasciava il lavoro e si dedicava al proposito, tanto ragionevole allora quanto ambizioso e folle oggi, di mettere su famiglia, Giselda guidava la Leone attraverso i decenni della guerra, il boom economico e gli anni ’60, fino a giungere agli anni ’80, nei quali, con fatica e a malincuore, lasciava una parte del controllo nelle mani del figlio, Guido Monero.

Se volete sapere come quest’azienda, con profonde radici nel passato, è diventata l’eccellenza in qualità dei prodotti, comunicazione e innovazione che è oggi, trovate tutto spiegato molto bene in questo articolo, mentre io cerco di rendervi le emozioni e le sensazioni, tutt’altro che oggettive e razionali, che ho provato visitando l’azienda poco più di due settimane fa. Inizia qui un elenco delle cose che mi hanno stupita di più.

Il profumo

Se non l’avete provato non potete immaginarlo, ma entrare nel loro stabilimento dai colori pastello, che ora si trova a Collegno, è un’esperienza profumatissima. L’odore di zucchero permea ogni cosa, la reception, lo spaccio, gli uffici, i bagni (giuro!) e naturalmente gli immensi locali dedicati alla produzione.

Sono pronta a giurare che perfino la figlia del proprietario, oggi responsabile marketing, Daniela Monero, profuma di caramelle.

Daniela Monero, responsabile marketing dell’azienda e figlia di Guido Monero.
I fondant di zucchero, pastellosi e cremosissimi dentro.
Le classiche pastiglie rosa, forse al lampone.

Il cioccolato

Non ci sono gli Umpa Lumpa, ma potrebbero, visto che lo stabilimento Leone, come ho appreso con estrema sorpresa (e gioia!) produce anche cioccolato. E non sto parlando di cioccolato normale, ma di cose come il cioccolato al latte mou e il cioccolato grezzo alla pietra, nati direttamente dalla creatività estrosa del “signor Leone”.

 

fabbrica_cioccolato_leone.gif
Questa non è una gif presa da internet, è quello che succede veramente al cioccolato dentro la fabbrica Leone!

Lui, Guido Monero, per capirlo, dovreste sentirlo parlare. Prima di tutto non c’è una frase in cui non riesca a infilare una decina di parole in dialetto piemontese, sulla comprensione delle quali sono stata molto avvantaggiata rispetto al resto della comitiva, che era composta per il 90% da blogger milanesi. E poi ha una cultura immensa su tutto ciò che riguarda il suo lavoro, non rimane mai a corto di aneddoti, etimologie, storie di famiglia, libri antichi da mostrare agli ospiti (dai quali ha tratto, tra l’altro, molte delle sue specialissime ricette).

DSCF2288.jpg
Guido Monero durante il nostro evento. Quei capelli ricci che spuntano a destra sono i miei!

Pastiglie Leone Zuccaviolina edition

Su questo, mi rendo conto, sono stata una privilegiata, perchè ho avuto la possibilità di creare da zero una pastiglia non in commercio (nello specifico, una pastiglia al cardamomo) impastando direttamente con le mie mani zucchero, aromi, gomma adragante e gomma arabica.

Per creare le pastiglie a mano si fanno tanti rotolini (che il signor Guido chiama “bigolin”) e si tagliano le pastiglie come tanti piccoli gnocchetti. Sono infinitamente felice del risultato.

DSCF2257.jpg

Dopo un paio di settimane dalla visita le mie personali pastiglie, essiccate e impacchettate, mi sono state spedite a casa insieme a un blocchetto di bellissime stampe in formato polaroid con le foto dell’evento, stampate da Cheerz.

IMG_8768.JPG

Bello! Come si visita?

Io ho avuto la fortuna e l’enorme privilegio di essere stata invitata, ma ho scoperto che l’ente torinese per il turismo organizza dei tour periodici nell’azienda. Trovate delle info sul blog di Turismo Torino.

Un’ultima nota, doverosa: l’immagine di copertina di questo post è un omaggio alle meravigliose pastiglie e allo stile minimal dell’hashtag , creato da , che vi invito a usare semplicemente perchè è meraviglioso.

ritratto marta pavia
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Reader Interactions

Comments

  1. lamaninagolosa says

    15/07/2017 at 17:41

    Ricordo le tue stories!! È uno dei miei sogni visitarla! Fantastico!!!!

    Rispondi
    • Marta Pavia says

      17/07/2017 at 11:05

      Ciao bella! Spero proprio che riuscirai ad andarci presto perchè è una meraviglia! Chissà se riesci a portare con te anche una certa manina ❤️

      Rispondi
  2. aliceofm says

    17/07/2017 at 10:40

    Lo so, è folle, ma leggendo il post mi sono venuti i brividi. Da piccola ho visitato una fabbrica di cioccolato vicino casa mia e da allora (complice Roald Dahl e la fantasia infantile) vado matta per queste cose. Posso solo immaginare il profumo!

    Alice
    Ps: come sei bella in quella foto <3

    Rispondi
    • Marta Pavia says

      17/07/2017 at 11:07

      Oh tesoro! Grazie per i complimenti. E sì, dopo Roald Dahl visitare uno stabilimento del genere è un’esperienza ancora più stupenda e surreale! Spero che riuscirai a visitarla presto (specie ora che non sei più a dieta!). Un abbraccio grande 😘

      Rispondi

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